Il flusso migratorio tra Italia e Spagna non è mai stato una corrente uniforme: si accelera, rallenta, cambia composizione. Quello che è certo è che negli ultimi anni sempre più italiani hanno scelto la Spagna come destinazione — non per turismo, ma per restare. Chi sono, da dove vengono, perché partono e dove si stabiliscono: capirlo aiuta chi sta valutando il trasferimento a non sentirsi un caso isolato, ma parte di un movimento ben preciso.

Perché sempre più italiani scelgono la Spagna?
Le ragioni del flusso Italia-Spagna si sovrappongono e si alimentano a vicenda. Da un lato c’è una spinta: il mercato del lavoro italiano, la difficoltà di fare carriera, la pressione fiscale, la burocrazia. Dall’altro c’è un’attrazione precisa verso la Spagna: un’economia in crescita, un sistema di welfare funzionante, un costo della vita che — almeno fino a qualche anno fa — risultava competitivo rispetto alle grandi città italiane, e una lingua che per un italiano è tra le più accessibili al mondo.
A questo si aggiunge un fattore culturale spesso sottovalutato: la Spagna non spaventa. Il clima, il cibo, il ritmo di vita, la socialità — tutto sembra abbastanza familiare da non sembrare un salto nel buio. È un Paese straniero, ma non alieno. E questa percezione abbassa la soglia psicologica del trasferimento in modo significativo.
C’è poi la questione generazionale. Una parte consistente di chi è partito negli ultimi anni ha tra i venticinque e i quarant’anni — giovani professionisti, freelance, coppie senza figli che cercano un contesto diverso prima di mettere radici definitive. Ma accanto a loro ci sono anche famiglie strutturate, pensionati e imprenditori.
Come si è evoluto il flusso migratorio negli ultimi anni?
Il flusso migratorio Italia-Spagna ha subito un’accelerazione evidente dopo la crisi economica del 2008-2012, quando molti italiani — in particolare del Sud — hanno cominciato a guardare oltre confine. La Spagna era già una delle destinazioni europee preferite, ma in quegli anni il numero di iscrizioni all’AIRE (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero) in territorio spagnolo ha cominciato a crescere in modo più strutturato.
Dopo una fase di assestamento, il flusso ha ripreso vigore intorno alla seconda metà degli anni Dieci, alimentato questa volta anche da un profilo diverso di migrante: più qualificato, più urbano, più orientato ai settori del digitale, della consulenza, del design. Barcellona e Madrid hanno attratto una generazione di italiani con competenze specifiche e aspettative alte, spesso in grado di lavorare in remoto o di inserirsi in contesti internazionali.
La pandemia del 2020 ha provocato un rallentamento temporaneo, com’era prevedibile, ma ha anche accelerato alcune tendenze: il lavoro da remoto ha reso possibile trasferirsi senza dover cambiare datore di lavoro, e molti italiani ne hanno approfittato per fare il passo che rimandavano da anni. Nel periodo successivo, il flusso verso la Spagna è tornato a crescere, con un profilo di chi parte sempre più variegato.
Da quali regioni italiane partono di più?
Il flusso non è omogeneo sul territorio italiano. Le regioni del Nord hanno storicamente contribuito in modo rilevante, in particolare Lombardia, Piemonte e Veneto — non perché si parta dalla povertà, ma perché si parte da una posizione di forza, con competenze spendibili e la possibilità di scegliere. Il Sud contribuisce in modo significativo ma con dinamiche diverse: spesso è una migrazione di necessità oltre che di opportunità, e tende a dirigersi verso le città con mercati del lavoro più accessibili.
In Italia sei abituato a pensare all’emigrazione come a un fenomeno del Mezzogiorno. In parte è ancora così, ma il flusso Italia-Spagna negli ultimi anni ha mescolato le provenienze in modo nuovo. Si parte da Milano come da Palermo, con motivazioni diverse ma con una destinazione spesso simile: Barcellona, Madrid, Valencia, Siviglia.
Dove si stabiliscono gli italiani in Spagna?
La concentrazione geografica è netta. La maggior parte degli italiani che si trasferiscono in Spagna si stabilisce in poche grandi aree urbane: Barcellona e la sua provincia sono storicamente il polo più attrattivo, seguita da Madrid, poi da Valencia e da alcune province costiere come Alicante e Málaga. Queste ultime due, in particolare, attraggono un profilo diverso — pensionati, famiglie in cerca di qualità della vita, chi lavora da remoto e vuole costi contenuti con un buon clima.
Non è un caso che le regioni con più residenti italiani corrispondano esattamente alle zone con i mercati del lavoro più dinamici o con la qualità della vita percepita come più alta. Gli italiani non si distribuiscono a caso sul territorio spagnolo: seguono reti di connazionali già presenti, opportunità lavorative concrete e un’infrastruttura di servizi che rende più facile integrarsi.
In questi anni ho osservato una tendenza interessante: i primi arrivi si concentravano quasi esclusivamente su Barcellona. Oggi la mappa si è allargata, e sempre più italiani scelgono città medie — Valencia, Bilbao, Málaga — dove la competizione per casa e lavoro è meno feroce e il ritmo di vita è diverso.
Chi parte: il profilo del migrante italiano in Spagna
Il migrante italiano medio verso la Spagna non è più il lavoratore stagionale né il rifugiato economico senza alternative. Il profilo prevalente è quello di un professionista tra i venticinque e i quarantacinque anni, con un titolo di studio universitario o una formazione tecnica specializzata, che sceglie la Spagna in modo consapevole dopo averla valutata rispetto ad altre opzioni europee.
Una parte significativa lavora in settori come il turismo e la ristorazione — e non è un caso che il numero di ristoranti italiani in Spagna sia cresciuto in modo costante. Un’altra parte si inserisce nei settori tecnologici, del marketing, della consulenza e del design. C’è poi una quota crescente di autónomos: italiani che aprono partita IVA in Spagna e lavorano come liberi professionisti, spesso con clienti italiani o internazionali.
In Spagna il regime dell’autónomo — l’equivalente della partita IVA italiana — funziona in modo diverso da quanto sei abituato: la quota mensile alla Seguridad Social è variabile e legata al reddito dichiarato, il che lo rende teoricamente più accessibile per chi inizia. Ma le regole cambiano, e prima di aprire conviene sempre confrontarsi con un gestor, il professionista spagnolo che si occupa di contabilità e burocrazia fiscale.
Il flusso migratorio Italia-Spagna è destinato a continuare?
Tutti gli indicatori degli ultimi anni suggeriscono che il flusso continuerà, almeno nel medio periodo. Le condizioni strutturali che lo alimentano non sono cambiate: il differenziale percepito in termini di qualità della vita, le opportunità lavorative in alcune città spagnole, la facilità di integrazione per un italiano e la presenza di una comunità italiana già consolidata che abbassa le barriere d’ingresso.
Allo stesso tempo, la Spagna sta diventando una destinazione più cara e competitiva. Il mercato degli affitti nelle grandi città ha subito una pressione crescente negli ultimi anni, e chi arriva oggi trova una situazione diversa da chi è partito dieci anni fa. Questo non ferma il flusso, ma ne seleziona la composizione: si parte con più preparazione e più risorse di quanto non accadesse in passato.
Se stai valutando il trasferimento, il punto di partenza pratico è uno solo: capire dove vuoi vivere in Spagna e in quale settore vuoi lavorare. Da lì discende tutto il resto — il tipo di visto o permesso che ti serve, la burocrazia da affrontare, il budget necessario. Inizia da quella domanda, e il percorso diventa molto più gestibile.
Quanti italiani si trasferiscono ogni anno in Spagna?
Il numero esatto varia di anno in anno, ma il trend degli ultimi anni è chiaramente in crescita, come confermano i dati AIRE sulle iscrizioni degli italiani residenti all’estero in territorio spagnolo. Dopo un rallentamento durante la pandemia del 2020, il flusso ha ripreso vigore e oggi la Spagna si conferma tra le prime destinazioni europee per gli italiani che scelgono di emigrare. La comunità italiana in Spagna è ormai consolidata e continua ad ampliarsi, soprattutto nelle grandi aree urbane come Barcellona e Madrid.
In quale città spagnola è più facile inserirsi per un italiano che si trasferisce oggi?
Barcellona e Madrid restano le città con più opportunità lavorative e con comunità italiane già strutturate, ma sono anche le più costose e competitive, soprattutto sul mercato degli affitti. Negli ultimi anni molti italiani scelgono città medie come Valencia, Málaga o Bilbao, dove il costo della vita è più contenuto e la concorrenza per trovare casa e lavoro è meno intensa. Se si lavora da remoto, queste città rappresentano spesso il miglior compromesso tra qualità della vita e costi sostenibili.
Serve un visto particolare per trasferirsi in Spagna dall’Italia?
No, in quanto cittadino italiano e quindi europeo, non hai bisogno di un visto per trasferirti in Spagna. Hai però l’obbligo di iscriverti al registro comunale spagnolo (empadronamiento) e di richiedere il NIE, il numero identificativo per stranieri, indispensabile per aprire un conto in banca, firmare un contratto di affitto o svolgere qualsiasi attività lavorativa. Se intendi lavorare come autonomo, dovrai anche registrarti come autónomo presso la Seguridad Social e l’Agencia Tributaria.
Aprire la partita IVA in Spagna conviene rispetto all’Italia?
Il regime dell’autónomo in Spagna prevede una quota mensile alla Seguridad Social che dal 2023 è legata al reddito dichiarato, risultando teoricamente più accessibile per chi ha redditi bassi o è agli inizi dell’attività. Tuttavia le regole cambiano con una certa frequenza e il sistema fiscale spagnolo ha le sue complessità, per cui è fondamentale rivolgersi a un gestor, il professionista locale equivalente al commercialista italiano, prima di aprire qualsiasi posizione. In ogni caso, la valutazione di convenienza dipende dal proprio volume di reddito, dal settore e dalla situazione personale.
Da quali regioni italiane partono più persone verso la Spagna?
Storicamente le regioni del Nord Italia, in particolare Lombardia, Piemonte e Veneto, hanno contribuito in modo rilevante al flusso verso la Spagna, spesso con un profilo di migrante qualificato che sceglie di partire da una posizione di forza. Il Sud Italia contribuisce in modo significativo con dinamiche diverse, spesso legate alla difficoltà di trovare opportunità lavorative adeguate in loco. Negli ultimi anni il flusso si è mescolato in modo nuovo e si parte ormai da tutte le regioni italiane, con destinazioni simili indipendentemente dalla provenienza.
Avviso importante: le informazioni di questo articolo hanno valore orientativo e non potranno mai sostituire la consulenza di un professionista. La normativa spagnola cambia spesso e la sua applicazione dipende dalla situazione di ciascuno. Prima di prendere decisioni su documenti, fisco, lavoro o residenza, rivolgiti a un gestor, un avvocato o un commercialista.
inSpagna è un progetto di
Erick Canale
Ingegnere, nato a Cuneo, vive in Spagna da oltre 22 anni : dopo 14 anni vissuti a Barcellona, dal 2018 vive e lavora a Madrid. Dopo un percorso da funizonario in una importante multinazionale italiana, da quindici anni dirige JEZZ Media, Agenzia di Comunicazione e Marketing con sede nella capitale spagnola.
La burocrazia spagnola l'ha attraversata tutta, di persona. Da dipendente prima, da imprenditore autonomo oggi.
