Hai aggiornato il CV, hai deciso che la Spagna fa per te, e adesso ti trovi davanti allo schermo a chiederti: ma dove si cerca lavoro qui? I portali sono diversi da quelli italiani, le regole del gioco del colloquio di lavoro in ufficio hanno le loro sfumature, e le aziende spagnole si aspettano qualcosa di leggermente diverso rispetto a quello a cui sei abituato. Non è impossibile — anzi, il mercato del lavoro spagnolo è molto più aperto agli stranieri di quanto molti pensino — ma conviene conoscere il terreno prima di iniziare.

I portali dove si cerca davvero
In Italia probabilmente conosci LinkedIn, Indeed e magari qualche portale di settore. In Spagna questi strumenti esistono e funzionano, ma il panorama ha le sue particolarità.
LinkedIn è il punto di partenza obbligatorio per chi cerca un lavoro in ufficio o in ambito professionale. È usatissimo, forse ancora più che in Italia, e molte aziende pubblicano le offerte direttamente lì. Curare il profilo in spagnolo — e se hai competenze internazionali, anche in inglese — fa una differenza enorme. Il fatto che tu venga dall’Italia, se lo presenti bene, può essere un vantaggio: molte aziende spagnole con mercati in Italia o vocazione internazionale lo trovano interessante.
Poi ci sono portali specifici che in Spagna hanno una diffusione molto maggiore che altrove:
- InfoJobs: è il portale più usato in Spagna per posizioni di ogni livello, dalle entry-level ai profili senior. Vale la pena creare un profilo completo.
- Tecnoempleo: se lavori in ambito IT o tecnologico, è uno dei riferimenti del settore.
- Turijobs: per chi punta al turismo, all’hospitality o alla ristorazione.
- Trabajos.com e Indeed.es: aggregatori generalisti, utili per avere una visione d’insieme.
Non trascurare le pagine “Trabaja con nosotros” dei siti aziendali: molte imprese pubblicano offerte solo internamente, senza passare dai portali.
Il CV spagnolo: qualche differenza da sapere
Il curriculum vitae si chiama anche qui CV o currículum, e la struttura di base non è troppo diversa da quella italiana. Qualche differenza però c’è.
In Spagna è ancora abbastanza comune includere la foto nel CV — non è obbligatorio, ma è diffuso soprattutto per posizioni a contatto col pubblico. La tendenza sta cambiando nelle aziende più moderne e internazionali, dove la foto si omette per evitare bias, ma se ti muovi in settori tradizionali o in PMI, una foto professionale non stona.
La carta di presentazione — la carta de presentación — conta più di quanto si pensi. Molti candidati italiani la trascurano, pensando che basti il CV. In Spagna, specie per posizioni in ufficio, un messaggio personalizzato che spiega perché vuoi lavorare in quell’azienda specifica fa spesso la differenza tra essere chiamato o ignorato.
Tieni il CV su una o al massimo due pagine. I recruiter spagnoli leggono veloce quanto quelli di tutto il mondo: vai dritto al punto.
Come funziona il colloquio di lavoro in ufficio in Spagna
Arriviamo al punto più delicato. Il colloquio lavoro ufficio in Spagna ha una serie di caratteristiche che vale la pena conoscere prima di trovarsi in sala d’aspetto.
Prima di tutto: la puntualità è attesa, ma il ritmo del colloquio è più rilassato rispetto alla media italiana. Non aspettarti un’atmosfera rigida o molto formale. I recruiter spagnoli tendono a essere cordiali, a fare conversazione, a voler capire chi sei come persona oltre che come professionista. Il “fit culturale” conta tanto quanto le competenze tecniche.
Questo non significa che il colloquio sia informale: significa che dovrai essere in grado di parlare di te in modo naturale, di raccontare esperienze concrete, di dimostrare entusiasmo reale per la posizione. Le domande comportamentali — “raccontami di una situazione in cui hai dovuto gestire un conflitto nel team” — sono molto usate.
Un elemento che sorprende molti italiani: è normale che ti chiedano le aspettative salariali fin dal primo colloquio. Non è scortese, non è una trappola: è prassi standard. Prepara una risposta concreta. Informati prima sui range di mercato per il tuo ruolo e la tua città usando portali come InfoJobs, che pubblica statistiche salariali per settore e posizione.
Le fasi del processo di selezione variano molto da azienda ad azienda. Nelle multinazionali o nelle grandi imprese puoi aspettarti tre o quattro round: un primo colloquio con HR, uno tecnico, magari un test o un caso pratico, e infine un incontro col manager diretto. Nelle PMI — che in Spagna sono la maggioranza — spesso si decide in uno o due incontri.
La questione linguistica: quanto spagnolo ti serve?
Dipende dal lavoro e dall’azienda. Ma è meglio essere onesti: per la maggior parte delle posizioni in ufficio, lo spagnolo è indispensabile. Non serve una perfezione da madrelingua, ma devi essere in grado di sostenere una conversazione professionale, leggere documenti, scrivere email e-mail corrette.
La buona notizia è che per un italiano imparare lo spagnolo è molto più rapido che per quasi qualsiasi altro europeo. Le lingue sono vicine, la struttura grammaticale si sovrappone molto, e spesso chi arriva con una base anche solo discreta fa progressi veloci.
L’inglese in Spagna è sempre più richiesto, soprattutto nelle grandi città e nelle aziende con proiezione internazionale. Se hai un buon livello di inglese, in molti contesti questo può compensare uno spagnolo ancora in costruzione — almeno nelle prime fasi del processo di selezione.
Se ti muovi a Barcellona, tieni presente che alcune posizioni richiedono anche il catalano, specialmente nella pubblica amministrazione e in certi settori locali. Non è la norma nel lavoro d’ufficio privato, ma può essere un vantaggio.
Reti, referenze e contatti: il mercato nascosto
In Italia si dice che molte posizioni si trovano “per conoscenza”. In Spagna funziona esattamente lo stesso — forse anche di più. Una parte significativa delle offerte di lavoro non viene mai pubblicata su nessun portale: circola tra professionisti, viene affidata a referenze interne o viene proposta direttamente a qualcuno che il manager conosce già.
Questo significa che costruire una rete di contatti in Spagna non è un’attività opzionale: è parte integrante della ricerca di lavoro. LinkedIn torna utile anche in questo senso — seguire aziende di interesse, interagire con post di settore, contattare professionisti del tuo campo — ma non sottovalutare gli eventi in presenza: meetup, eventi di networking, fiere di settore. In città come Madrid o Barcellona il calendario è fitto.
In questi anni ho visto molti italiani arrivare con un CV eccellente e aspettarsi che bastasse. Quasi sempre, chi ha trovato lavoro più in fretta era anche chi aveva investito tempo nel costruire relazioni, anche piccole, prima ancora di mandare la prima candidatura.
ETT e agenzie interinales: un canale in più
In Spagna le agenzie di lavoro temporaneo — chiamate ETT (Empresas de Trabajo Temporal) o agenzie interinales — sono un canale molto usato per entrare nel mercato del lavoro, soprattutto all’inizio. Funzionano in modo simile alle agenzie interinali italiane: ti assumono loro, ti mandano a lavorare presso un’azienda cliente, e se va bene spesso si apre la strada a un’assunzione diretta.
Non è il percorso ideale per tutti, ma se sei appena arrivato, vuoi mettere piede in un settore, fare esperienza locale e migliorare lo spagnolo sul campo, può essere un ottimo punto di partenza.
Tra le ETT più conosciute in Spagna trovi nomi come Adecco, Randstad, Manpower e alcune agenzie locali specializzate per settore. Iscriversi a più agenzie contemporaneamente è pratica comune e consigliata.
Prima di mandare la prima candidatura
C’è un aspetto pratico che molti trascurano: per lavorare legalmente in Spagna hai bisogno del NIE, il numero identificativo per gli stranieri. Senza di esso non puoi firmare un contratto né essere assunto regolarmente. Se non l’hai ancora, è il primo passo concreto da fare — e conviene sbrigarlo prima ancora di iniziare i colloqui, per non trovarti impreparato nel momento in cui arriva un’offerta.
Il mercato del lavoro spagnolo ha le sue regole, i suoi ritmi e le sue aspettative. Ma chi arriva preparato — con lo spagnolo in ordine, un profilo su InfoJobs e LinkedIn, e la voglia di fare rete — si ritrova in una posizione molto più forte di quanto potesse immaginare dall’Italia. Qual è il settore in cui stai cercando? Potrebbe cambiare molto la strategia da seguire.