La domenica mattina in Spagna ha un rituale che non trovi scritto su nessuna guida turistica, ma che gli spagnoli vivono con una fedeltà quasi religiosa: il vermut. Il vermut della domenica — in spagnolo vermú o vermut — è molto più di un aperitivo: è un momento sociale codificato, con le sue regole non scritte, i suoi orari, i suoi accompagnamenti. Se vieni dall’Italia, alcune cose ti sembreranno familiari. Altre ti sorprenderanno.

In Italia il vermut esiste, certo — Torino ne è la patria storica — ma è diventato negli anni un prodotto di nicchia, riscoperto dai cocktail bar. In Spagna, invece, il vermut domenicale è sopravvissuto intatto come abitudine popolare, trasversale a ogni generazione. Nonne, padri, ventenni e bambini seduti allo stesso tavolo fuori da un bar, un bicchiere in mano, le olive nel piatto. Un’immagine normale, non nostalgica.
A che ora si fa il vermut della domenica e dove?
L’orario del vermut domenicale è preciso: tra le undici di mattina e le due del pomeriggio, con il picco intorno a mezzogiorno e mezzo. Non è un pranzo, non è una colazione tardiva. È uno spazio suo, autonomo, che precede il pranzo — il quale in Spagna cade tra le due e le tre e mezza. Chi non conosce questo schema rischia di arrivare al bar alle undici e trovarlo già animato, oppure di aspettarsi che il vermut sostituisca il pasto: non funziona così.
Il luogo ideale è il bar de barrio, il bar di quartiere classico: bancone in legno o marmo, sgabelli alti, una piccola terrazza o qualche tavolino sul marciapiede. Non i cocktail bar trendy del centro, non i ristoranti. Il vermut domenicale vive nei posti che aprono presto, servono tutto il giorno e conoscono i clienti per nome. È proprio in questi spazi che il bar di quartiere diventa il cuore della vita sociale spagnola, qualcosa che in Italia abbiamo quasi perso.
Cosa si beve e cosa si mangia durante il vermut?
Il vermut qui è servito in bicchiere basso, con ghiaccio, una fettina d’arancia e spesso un’oliva o un’acciuga infilzata sullo stecchino. Non è quasi mai il vermut all’italiana servito in coppetta senza ghiaccio: la versione spagnola è più fredda, più abbondante e invariabilmente accompagnata da qualcosa da mangiare. Le olive — soprattutto le grandi olive verdi con nocciolo, che qui si chiamano aceitunas — sono pressoché obbligatorie. Poi vengono le patatas fritas (patatine fritte artigianali o in busta), i boquerones (acciughe marinate in aceto o fritte), i mejillones en escabeche (cozze sott’aceto in scatola, servite con orgoglio assoluto), i berberechos (telline), qualche fettina di chorizo.
In molti bar, soprattutto nei quartieri più popolari, le tapas arrivano senza chiederle — incluse nel prezzo del bicchiere. È una tradizione che varia molto da città a città e persino da quartiere a quartiere: a Madrid è abbastanza comune, a Barcellona meno, in Andalusia quasi sistematica. Se non ti portano nulla, non è scortesia: è il posto che funziona così. Puoi sempre ordinare qualcosa a parte.
Non solo vermut, tra l’altro. Durante la stessa fascia oraria, molti spagnoli ordinano una birra (caña), un fino (vino di Jerez secco, tipico del sud), o una clara (birra con gassosa). L’importante non è cosa hai nel bicchiere, ma dove sei e con chi.
Il vermut domenicale è solo una questione di bevande?
No — ed è questo il punto che molti italiani all’inizio non colgono. Il vermut domenicale è, prima di tutto, un rituale di appartenenza. Significa che la settimana lavorativa è finita, che ci si ritrova, che non si ha fretta. La domenica mattina è protetta: non si organizzano commissioni, non si risolve la burocrazia. Si va al bar, si saluta il vicino, si parla del nulla e del tutto. I bambini girano tra i tavoli. I nonni raccontano. I ventenni controllano il telefono ma restano lì.
Questa dimensione collettiva e lenta si inserisce in quella cultura dello stare fuori — la terrazza come prolungamento del salotto — che chi arriva dall’Italia capisce subito a livello istintivo, ma che in Spagna ha proporzioni e radicamento ancora più profondi. Non è pigrizia: è una scelta consapevole di come occupare il tempo libero.
In questi anni ho visto tanti italiani trasferirsi qui e raccontare che il vermut domenicale è stata una delle prime cose a farli sentire a casa. Non perché fosse identico a qualcosa che conoscevano, ma perché aveva la stessa logica: fermarsi, mangiare qualcosa di piccolo, stare insieme senza un’agenda.
Come cambia il vermut da una città all’altra?
La tradizione del vermut non è uguale in tutta la Spagna, e vale la pena saperlo prima di aspettarsi la stessa esperienza ovunque. A Madrid il vermut domenicale è una vera istituzione di quartiere, con alcuni locali storici che aprono apposta per quella fascia oraria. A Barcellona la cultura del vermut è molto viva — soprattutto nei quartieri come Gràcia, Sant Antoni e Poble Sec — e ha avuto una riscoperta notevole negli ultimi anni, con locali che puntano sulla qualità della bottiglia e sulla cura delle tapas. In Andalusia, e in particolare a Sevilla, il confine tra vermut e aperitivo si sfuma ulteriormente, perché la cultura del tapeo accompagna qualsiasi momento della giornata, non solo la domenica.
Le differenze regionali in Spagna sono reali e profonde — Andalusia, Galizia e Paesi Baschi sono mondi a sé — e il modo di vivere il vermut riflette bene queste sfumature. Nel nord, in particolare nei Paesi Baschi, la tradizione dei pintxos durante l’aperitivo mattutino ha una sua identità così marcata da rendere il confronto quasi inutile: è un’altra cosa, altrettanto degna di essere vissuta.
Cosa devi sapere per integrarti in questo rituale?
Se vuoi partecipare al vermut domenicale come lo vivono gli spagnoli — e non come turista che “prova l’esperienza” — ci sono alcune cose pratiche da tenere a mente.
- Non arrivare troppo tardi: dopo le due il vermut finisce, il bar si svuota o si trasforma in servizio pranzo.
- Non aspettarti il silenzio: il rumore è parte dell’esperienza. Un bar domenicale animato è un bar che funziona bene.
- Siediti fuori quando puoi: la terrazza, anche d’inverno nelle regioni più calde, è il cuore del rituale.
- Non ordinare qualcosa di elaborato: il vermut domenicale non è un cocktail bar. Tieni semplice: vermut, birra, fino. Le tapas le gestisce il bar.
- Vai con qualcuno: il vermut da soli si può fare, ma è pensato per essere un momento condiviso. Se sei appena arrivato e non hai ancora una rete, è uno dei contesti migliori per costruire amicizie con gli spagnoli — bastano un vicino di tavolo disponibile e le olive giuste.
Se stai pianificando il tuo trasferimento, o sei appena arrivato e stai cercando di capire come funziona davvero la vita quotidiana qui, inizia da una domenica mattina al bar del tuo quartiere. Ordina un vermut, siediti fuori, non avere fretta. È lì che capisci molte cose sulla Spagna che nessun articolo può spiegarti del tutto.
A che ora devo arrivare al bar per il vermut domenicale senza trovarmi fuori orario?
L’orario giusto è tra le undici di mattina e le due del pomeriggio, con il momento di maggiore animazione intorno a mezzogiorno e mezzo. Arrivare prima delle undici può significare trovare il bar ancora poco frequentato, mentre dopo le due il rituale finisce e il locale si svuota o si converte al servizio pranzo. Non aspettarti che il vermut sostituisca il pranzo: è uno spazio autonomo che precede il pasto, il quale in Spagna si fa tra le due e le tre e mezza.
Le tapas sono incluse nel prezzo del vermut o devo ordinarle e pagarle a parte?
Dipende molto dal bar e dalla città in cui ti trovi. Nei quartieri più popolari di Madrid e soprattutto in Andalusia è abbastanza comune che le tapas arrivino automaticamente con il bicchiere, senza chiederle e senza costo aggiuntivo. A Barcellona questo avviene meno frequentemente, e in molti locali le tapas si ordinano e si pagano a parte. Se non ti portano nulla, non è maleducazione: è semplicemente il modo in cui funziona quel posto, e puoi sempre chiedere qualcosa al bancone.
Che tipo di bar devo cercare per vivere il vero vermut domenicale e non una versione turistica?
Devi cercare il cosiddetto bar de barrio, ovvero il bar di quartiere tradizionale: bancone in legno o marmo, qualche tavolino sul marciapiede e una clientela di habitué che il barista conosce per nome. Evita i cocktail bar alla moda del centro storico e i ristoranti, che non hanno la stessa atmosfera né la stessa logica. Il bar giusto è quello che apre presto, serve tutto il giorno e ha un’aria vissuta: è lì che si trovano le olive, le acciughe e il rumore autentico di una domenica mattina spagnola.
Il vermut in Spagna ha lo stesso sapore e lo stesso servizio di quello italiano?
No, e la differenza è subito evidente. In Spagna il vermut viene servito in un bicchiere basso con abbondante ghiaccio, una fettina d’arancia e spesso un’oliva o un’acciuga sullo stecchino: è una versione più fredda e più generosa di quella italiana. In Italia, soprattutto nella tradizione torinese, il vermut si serve spesso in coppetta senza ghiaccio e con proporzioni più contenute. Inoltre, in Spagna il bicchiere è quasi sempre accompagnato da qualcosa da mangiare, mentre in Italia questa componente alimentare non è scontata.
Il vermut domenicale si fa solo la domenica oppure si può trovare anche durante la settimana?
La domenica è il giorno simbolico e quello in cui il rituale raggiunge la sua piena espressione sociale, con famiglie intere al tavolo e un’atmosfera collettiva difficile da replicare. Durante la settimana molti bar spagnoli servono vermut e tapas nella stessa fascia oraria mattutina, ma senza lo stesso spirito: è un aperitivo normale, non un momento di appartenenza condivisa. In Andalusia la cultura del tapeo è così pervasiva che la distinzione si sfuma, ma nel resto della Spagna la domenica resta il giorno in cui vale davvero la pena viverlo.
Avviso importante: le informazioni di questo articolo hanno valore orientativo e non potranno mai sostituire la consulenza di un professionista. La normativa spagnola cambia spesso e la sua applicazione dipende dalla situazione di ciascuno. Prima di prendere decisioni su documenti, fisco, lavoro o residenza, rivolgiti a un gestor, un avvocato o un commercialista.
inSpagna è un progetto di
Erick Canale
Ingegnere, nato a Cuneo, vive in Spagna da oltre 22 anni : dopo 14 anni vissuti a Barcellona, dal 2018 vive e lavora a Madrid. Dopo un percorso da funizonario in una importante multinazionale italiana, da quindici anni dirige JEZZ Media, Agenzia di Comunicazione e Marketing con sede nella capitale spagnola.
La burocrazia spagnola l'ha attraversata tutta, di persona. Da dipendente prima, da imprenditore autonomo oggi.
