Hai trovato un’offerta interessante, o semplicemente il tuo lavoro attuale non ti soddisfa più. Cambiare lavoro in Spagna è assolutamente normale — il mercato spagnolo è dinamico e i cambiamenti di posizione sono frequenti — ma se arrivi dall’Italia ci sono alcune cose che funzionano in modo diverso e che conviene capire prima di mandare il preavviso.

La prima differenza che noti è culturale: in Spagna il cambio di lavoro non porta con sé lo stesso senso di instabilità che a volte si percepisce in Italia. Le aziende lo accettano come parte della traiettoria professionale di una persona. Detto questo, ci sono regole precise su preavvisi, liquidazione e tempistiche che — se non le conosci — possono costarti soldi o creare frizioni inutili.
Il preavviso: cosa dice il contratto (e cosa dice il convenio)
In Italia sei abituato a preavvisi definiti spesso dal CCNL di categoria, con periodi che variano in base all’anzianità e al livello contrattuale. In Spagna il meccanismo è simile ma si chiama convenio colectivo: è l’accordo collettivo di settore che regola, tra le tante cose, anche i giorni di preavviso obbligatori quando sei tu a dimetterti.
Il preavviso tipico per un lavoratore dipendente che si dimette è di quindici giorni, ma può variare: alcuni convenios prevedono di più, soprattutto per posizioni dirigenziali o dopo certi anni di anzianità. Prima di fare qualsiasi mossa, rileggi il tuo contratto e cerca il convenio del tuo settore — lo trovi sul sito del Ministerio de Trabajo. Se non rispetti il preavviso, l’azienda può trattenere i giorni non lavorati dalla tua liquidazione.
Vale anche il contrario: se l’azienda vuole abbreviare il preavviso, deve pagarti i giorni rimanenti. Conoscere i tuoi diritti come lavoratore fa la differenza in questi momenti — e molti italiani lo scoprono solo quando è troppo tardi.
La liquidación: cos’è e come funziona
Quando lasci un lavoro in Spagna — sia che tu ti dimetta, sia che il contratto scada — hai diritto a ricevere la cosiddetta liquidación. Non è un bonus: è il saldo di tutto ciò che ti spetta al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
La liquidación include tipicamente:
- I giorni lavorati nel mese in corso non ancora pagati
- Le ferie maturate e non godute
- La parte proporzionale delle pagas extraordinarias (le mensilità aggiuntive, di solito due all’anno)
- Eventuali altri importi previsti dal contratto o dal convenio
L’azienda deve consegnarti il documento di liquidación il giorno in cui finisci di lavorare, insieme alla copia del finiquito — la ricevuta che certifica la chiusura del rapporto. Firma il finiquito solo dopo averlo letto con attenzione: è un documento con valore legale e, se lo firmi senza riserve, di norma rinunci a qualsiasi contestazione successiva. Se hai dubbi, puoi richiedere qualche giorno per esaminarlo — è un tuo diritto.
Dimissioni o accordo: non è la stessa cosa per la disoccupazione
Questo è il punto che vedo sottovalutare più spesso. In Italia, se ti dimetti, perdi generalmente il diritto alla NASpI (salvo casi specifici). In Spagna funziona in modo analogo: se ti dimetti volontariamente, non hai diritto alla prestación por desempleo, il sussidio di disoccupazione spagnolo.
Questo significa che se lasci il lavoro senza averne già un altro, perdi la rete di sicurezza. Esistono delle eccezioni — dimissioni per giusta causa, come il mancato pagamento dello stipendio o un trasferimento forzato — ma sono casi specifici che vanno valutati con attenzione.
Se invece arrivi a un accordo con l’azienda per una baja pactada (risoluzione consensuale), la situazione cambia: in certi casi potresti mantenere il diritto alla disoccupazione, ma dipende da come viene formalizzato. È un’area delicata, e capire come funziona il paro in Spagna ti aiuta a non trovarti senza tutele proprio quando ne hai più bisogno.
Quando e come cercare il nuovo lavoro
La regola d’oro è semplice: cerca il nuovo lavoro prima di lasciare quello vecchio. Vale ovunque, ma in Spagna è ancora più importante perché i tempi di selezione possono allungarsi — colloqui multipli, prove pratiche, referenze — e il mercato, pur dinamico, non offre offerte istantanee.
I canali principali per trovare offerte sono i portali online — LinkedIn è molto usato anche qui, più di quanto si pensi — e le agenzie per il lavoro e i portali spagnoli specializzati per settore. Il networking conta, forse ancora più che in Italia: molte posizioni vengono coperte prima ancora di essere pubblicate.
Un consiglio pratico: non aspettare l’offerta perfetta per muoverti. Inizia a fare colloqui anche quando non sei ancora sicuro di voler cambiare. Ti dà una misura realistica di cosa offre il mercato per il tuo profilo — e spesso è una sorpresa, in positivo o in negativo.
Il curriculum e il colloquio: piccole differenze che fanno la differenza
Se vieni dall’Italia, il tuo curriculum ha quasi certamente un formato diverso da quello che si usa comunemente in Spagna. Non è una questione enorme, ma alcuni dettagli — come la presenza della foto, il modo di presentare le esperienze, la lunghezza — cambiano. Le differenze tra il curriculum italiano e quello spagnolo sono più sottili di quanto sembri, ma vale la pena adattarsi.
Anche il colloquio ha le sue particolarità. In Spagna si tende a essere più diretti nel raccontare i propri successi — più di quanto si faccia tipicamente in Italia, dove a volte si tende alla modestia. Non esagerare, ma non scendere sotto le tue reali competenze per sembrare umile: qui non funziona.
Cambio di lavoro e burocrazia: cosa devi (e non devi) fare
Una buona notizia: quando cambi lavoro come dipendente in Spagna, non devi fare praticamente nulla a livello burocratico personale. È il nuovo datore di lavoro che registra il tuo contratto e gestisce il tuo passaggio alla Seguridad Social. Non devi fare domanda, non devi andare in nessun ufficio — il sistema si aggiorna automaticamente.
Quello che invece è utile verificare è la continuità della tua posizione contributiva: assicurati che non ci siano interruzioni non volute tra la fine del vecchio contratto e l’inizio del nuovo. Anche un solo giorno di buco può avere implicazioni sull’accesso a certi servizi sanitari o sul calcolo dei contributi. Se cambi città o comunità autonoma, ricorda anche di aggiornare il tuo empadronamiento presso il nuovo comune.
Se invece stai pensando di passare dal lavoro dipendente all’attività autonoma, il discorso cambia completamente: lì entri nel mondo dell’autónomo, con logiche di contribuzione, tassazione e obblighi burocratici molto diversi. È un passo che merita una valutazione separata e, spesso, il supporto di un gestor.
Quanto puoi aspettarti di guadagnare
Cambiare lavoro è spesso anche un’occasione per migliorare lo stipendio. In Spagna, le negoziazioni salariali esistono ma sono meno esplicite che in certi mercati anglosassoni: l’offerta spesso arriva già definita, e la trattativa avviene in un margine più stretto.
Prima di accettare o trattare, fai una ricerca sul mercato: portali come Glassdoor o Infojobs offrono dati salariali per settore e posizione. Controlla anche il convenio colectivo di categoria, che spesso fissa dei minimi per livello — e che costituisce il pavimento sotto il quale nessun contratto può scendere. Per capire meglio come leggere quello che ti offrono, imparare a leggere una busta paga spagnola ti dà una visione chiara di cosa significa un certo lordo in termini di netto reale.
Se hai un’offerta in mano e vuoi capire se è nella media del mercato, considera anche i benefit: in Spagna sono abbastanza diffusi il ticket restaurant, l’assicurazione sanitaria privata e, sempre più spesso, la flessibilità oraria o lo smart working. A volte il pacchetto totale pesa più del lordo nominale.
Il primo passo concreto? Recupera il tuo contratto attuale, trova il convenio del tuo settore e verifica il preavviso che ti spetta. Poi puoi iniziare a muoverti con le idee chiare — e senza brutte sorprese nell’ultimo giorno di lavoro.
Se mi dimetto senza rispettare il preavviso, cosa succede davvero?
Se non rispetti il periodo di preavviso previsto dal tuo contratto o dal convenio colectivo, l’azienda ha il diritto di trattenerti i giorni non lavorati direttamente dalla liquidación finale. In pratica, quei giorni vengono scalati dal saldo che ti spetta, incluse le ferie maturate e la quota proporzionale delle pagas extraordinarias. Prima di andartene prima del tempo, calcola sempre quanto potresti perdere e valuta se conviene davvero. Se invece è l’azienda a voler anticipare la tua uscita, deve pagarti i giorni rimanenti del preavviso.
Posso firmare subito il finiquito il giorno in cui lascio il lavoro?
Non sei obbligato a firmarlo seduta stante: hai il diritto di chiedere qualche giorno per esaminarlo con calma prima di apporre la firma. Il finiquito è un documento con valore legale e, se lo firmi senza riserve, rinunci di fatto a qualsiasi contestazione futura sulle somme ricevute. Leggilo con attenzione riga per riga, verificando che siano inclusi i giorni lavorati, le ferie non godute e la quota delle mensilità extra. Se hai dubbi su un importo, puoi scrivere accanto alla firma la dicitura “no conforme” per tutelarti legalmente.
Se mi licenzio per trovare un lavoro migliore, perdo il diritto alla disoccupazione?
Sì, in caso di dimissioni volontarie in Spagna non hai diritto alla prestación por desempleo, il sussidio di disoccupazione. Esistono eccezioni specifiche, come le dimissioni per giusta causa dovute al mancato pagamento dello stipendio o a un trasferimento forzato non accettato, ma si tratta di casi particolari da valutare con attenzione. Proprio per questo motivo, la strategia migliore è trovare il nuovo lavoro prima di lasciare quello vecchio. Se invece riesci a concordare con l’azienda una baja pactada, in certi casi potresti mantenere il diritto al sussidio, ma dipende da come viene formalizzata la risoluzione.
Quando cambio lavoro devo fare qualcosa all’INPS spagnolo o ad altri uffici?
No, quando passi da un datore di lavoro a un altro come dipendente non devi fare nulla di persona: è il nuovo datore di lavoro che registra il contratto e aggiorna la tua posizione alla Seguridad Social in modo automatico. Quello che ti conviene controllare è che non ci siano interruzioni tra la fine del vecchio contratto e l’inizio del nuovo, perché anche un solo giorno di buco può avere conseguenze sull’accesso ai servizi sanitari o sul calcolo dei contributi. Se con il cambio di lavoro ti sposti anche di città o comunità autonoma, ricordati di aggiornare il tuo empadronamiento presso il nuovo comune di residenza. Per il resto, il sistema burocratico in questo caso è semplice e non richiede tuoi interventi diretti.
Come faccio a capire se lo stipendio che mi offrono è nella media per il mio settore in Spagna?
Il primo strumento da consultare è il convenio colectivo del tuo settore, che stabilisce i minimi salariali per livello contrattuale e costituisce il pavimento sotto cui nessun contratto può scendere. Portali come Glassdoor e Infojobs offrono dati salariali aggregati per ruolo e settore, utili per avere un riferimento realistico sul mercato. Considera anche il valore dei benefit inclusi nell’offerta, come il ticket restaurant, l’assicurazione sanitaria privata o la flessibilità oraria, che in Spagna sono abbastanza diffusi e possono incidere sensibilmente sul pacchetto complessivo. Infine, impara a leggere la busta paga spagnola per capire cosa significa un certo lordo in termini di netto reale, evitando sorprese a fine mese.
Avviso importante: le informazioni di questo articolo hanno valore orientativo e non potranno mai sostituire la consulenza di un professionista. La normativa spagnola cambia spesso e la sua applicazione dipende dalla situazione di ciascuno. Prima di prendere decisioni su documenti, fisco, lavoro o residenza, rivolgiti a un gestor, un avvocato o un commercialista.
inSpagna è un progetto di
Erick Canale
Ingegnere, nato a Cuneo, vive in Spagna da oltre 22 anni : dopo 14 anni vissuti a Barcellona, dal 2018 vive e lavora a Madrid. Dopo un percorso da funizonario in una importante multinazionale italiana, da quindici anni dirige JEZZ Media, Agenzia di Comunicazione e Marketing con sede nella capitale spagnola.
La burocrazia spagnola l'ha attraversata tutta, di persona. Da dipendente prima, da imprenditore autonomo oggi.
