Italiani in Spagna

Quanti studenti italiani ci sono nelle università spagnole

Stai pensando di iscriverti a un’università spagnola — o lo ha già fatto tuo figlio, tua figlia, qualcuno che conosci — e ti chiedi quanti italiani abbiano fatto la stessa scelta. Non è solo curiosità: sapere che esiste una comunità italiana studentesca consolidata in Spagna può cambiare il modo in cui affronti (o accompagni) quel salto. E i numeri, in questo caso, raccontano una storia precisa.

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Foto di George Pak su Pexels

Gli studenti italiani nelle università spagnole: un fenomeno in crescita

La Spagna è diventata negli ultimi anni una delle destinazioni universitarie più cercate dagli italiani all’estero. Non parliamo solo di Erasmus — il programma di scambio che porta migliaia di studenti per uno o due semestri — ma di iscrizioni vere e proprie a corsi di laurea triennale, magistrale e dottorato. Studenti che scelgono la Spagna come sede principale dei loro studi, spesso per restarci anche dopo la laurea.

I dati raccolti dal Ministerio de Universidades spagnolo mostrano che gli italiani rappresentano costantemente una delle comunità straniere più presenti negli atenei spagnoli. Tra gli studenti universitari provenienti da Paesi dell’Unione Europea, l’Italia figura regolarmente nelle prime posizioni — insieme a Francia e Germania — sia per iscrizioni a corsi di laurea che per presenze legate a programmi internazionali.

Le cifre precise variano di anno in anno e dipendono molto da come vengono classificati gli studenti (residenti, Erasmus, immatricolati da fuori Spagna), quindi per i dati aggiornati il punto di riferimento è il sito ufficiale del Ministerio de Universidades o l’ateneo specifico a cui sei interessato. Quello che non varia è la tendenza: la presenza italiana negli atenei spagnoli è solida e in costante crescita.

Perché tanti italiani scelgono le università spagnole

La domanda vale la pena di farsela, perché le ragioni non sono una sola.

Prima di tutto, la lingua è un vantaggio enorme. Lo spagnolo e l’italiano sono abbastanza vicini da permettere a uno studente italiano di seguire lezioni, leggere testi e sostenere esami in spagnolo senza un percorso linguistico di anni alle spalle. Con qualche mese di studio serio, la barriera si abbassa drasticamente. Non è lo stesso che scegliere un ateneo anglofono o tedesco.

Poi c’è il costo della vita. Rispetto a molte città universitarie del nord Europa, la Spagna — e in particolare alcune città come Valencia, Granada, Siviglia o Salamanca — offre un costo della vita più accessibile, con affitti e spese quotidiane nettamente inferiori a quelli di Londra, Amsterdam o Parigi. Anche le rette universitarie, che variano molto in base all’ateneo e alla comunità autonoma, sono generalmente inferiori a quelle di molte università private italiane.

C’è anche un aspetto che in Italia si tende a sottovalutare: la qualità di diversi atenei spagnoli è riconosciuta a livello internazionale. Universidad Autónoma de Madrid, Universidad de Barcelona, Universidad Complutense, Pompeu Fabra, Universidad de Valencia: sono nomi che compaiono nei ranking europei e mondiali, e che aprono porte nel mercato del lavoro internazionale.

Infine, c’è qualcosa che chi ha vissuto il trasferimento conosce bene: la Spagna non è solo un’alternativa all’Italia, è un Paese che si abita volentieri. Il clima, il ritmo di vita, la cultura. Per uno studente che lascia casa a diciotto o vent’anni, non è un dettaglio secondario.

Le città universitarie più scelte dagli italiani

Non tutti gli atenei spagnoli attraggono la stessa proporzione di studenti italiani. Le città con la presenza italiana più consistente nel mondo universitario sono quelle dove la comunità italiana è già radicata più in generale.

Madrid e Barcellona sono le destinazioni più ovvie: grandi città, molta offerta accademica, buoni collegamenti con l’Italia, comunità italiana vivace. Ma chi cerca qualcosa di diverso trova spesso nelle città medie una qualità di vita superiore e un’integrazione più facile. Valencia, Siviglia, Granada, Salamanca: città universitarie per tradizione, con una forte vita studentesca e costi più contenuti rispetto alle due capitali.

Barcellona in particolare ha una densità di italiani — studenti e non — che la rende quasi un caso a parte. Trovare coinquilini italiani, gruppi informali, reti di supporto è molto più facile qui che altrove. Il lato opposto della medaglia è che si rischia di restare in una bolla, senza integrarsi davvero nella vita spagnola. È una scelta che ognuno deve fare consapevolmente.

Erasmus o iscrizione diretta: due percorsi diversi

Quando si parla di studenti italiani nelle università spagnole, bisogna distinguere due situazioni molto diverse.

Il programma Erasmus porta ogni anno migliaia di studenti italiani in Spagna per uno o due semestri, mantenendo l’iscrizione all’ateneo italiano di origine. È il canale più diffuso, sostenuto da una borsa europea, e non richiede di affrontare la burocrazia dell’iscrizione completa in Spagna. I voti vengono riconosciuti attraverso un sistema di crediti (ECTS) che funziona in modo abbastanza uniforme in tutta Europa — un meccanismo che in Italia conosci già, perché il sistema dei crediti universitari europei è lo stesso.

L’iscrizione diretta a un ateneo spagnolo è invece una scelta più strutturata. Si tratta di immatricolarsi come studente ordinario, seguire il piano di studi completo e conseguire un titolo spagnolo. In questo caso entrano in gioco aspetti pratici che vanno gestiti con attenzione:

  • Il riconoscimento del titolo di scuola superiore italiano (la maturità) deve essere omologato o valutato dall’ateneo spagnolo.
  • Bisogna ottenere il NIE — il numero di identificazione per stranieri — e registrarsi all’anagrafe comunale (empadronamiento).
  • Per chi non ha mai vissuto in Spagna, capire come funziona il sistema sanitario, aprire un conto bancario, trovare casa: sono tutte questioni pratiche da affrontare insieme all’aspetto accademico.

Non è impossibile, anzi: ogni anno migliaia di studenti italiani lo fanno. Ma conviene arrivare preparati, non improvvisare.

Una comunità che resta

C’è un dato che emerge chiaramente guardando come è cresciuta la comunità italiana in Spagna negli ultimi decenni: molti di coloro che arrivano da studenti non ripartono. O almeno, non rientrano in Italia.

Lo studente che trascorre tre anni a Valencia, impara lo spagnolo, costruisce una rete di amicizie, magari trova un lavoro part-time durante gli studi — quel ragazzo o quella ragazza spesso considera la Spagna come la propria base anche dopo la laurea. L’università spagnola diventa così il primo passo di un trasferimento definitivo, anche se all’inizio non era questa l’intenzione.

È un fenomeno che riguarda soprattutto le fasce d’età più giovani tra gli italiani che scelgono la Spagna: chi parte per studiare ha spesso tra i diciotto e i ventisei anni, e quella età è quella in cui si costruiscono le radici. Le radici spagnole, in questo caso.

Se stai valutando questa scelta

Che tu stia pensando a te stesso o a un figlio, il primo passo concreto è capire quale tipo di percorso si vuole seguire: Erasmus oppure iscrizione diretta. Sono due esperienze con implicazioni molto diverse — burocraticamente, economicamente, e anche dal punto di vista della vita quotidiana.

Per l’iscrizione diretta, il punto di partenza è il sito dell’ateneo spagnolo a cui si è interessati: ogni università ha le proprie procedure per studenti stranieri comunitari, i propri requisiti linguistici e i propri calendari di immatricolazione. Non rimandare questa verifica a settembre: i termini di iscrizione in molti atenei spagnoli partono molto prima di quelli italiani, spesso già in primavera per l’anno accademico successivo.

Hai già un ateneo in mente, o stai ancora valutando le città? Da quella risposta dipende tutto il resto.

Avviso importante: le informazioni di questo articolo hanno valore orientativo e non potranno mai sostituire la consulenza di un professionista. La normativa spagnola cambia spesso e la sua applicazione dipende dalla situazione di ciascuno. Prima di prendere decisioni su documenti, fisco, lavoro o residenza, rivolgiti a un gestor, un avvocato o un commercialista.

Erick Canale

inSpagna è un progetto di

Erick Canale

Ingegnere, nato a Cuneo, vive in Spagna da oltre 22 anni : dopo 14 anni vissuti a Barcellona, dal 2018 vive e lavora a Madrid. Dopo un percorso da funizonario in una importante multinazionale italiana, da quindici anni dirige JEZZ Media, Agenzia di Comunicazione e Marketing con sede nella capitale spagnola.

La burocrazia spagnola l'ha attraversata tutta, di persona. Da dipendente prima, da imprenditore autonomo oggi.